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Archive for the ‘Climatologia’ Category

mag
29

di GABRIELE BECCARIA.

L'uomo non c'entra, la colpa è del Sole.

L’orologio indica «meno 42 mesi». E’ il conto alla rovescia dell’astrofisico russo di ascendenza uzbeka Habibullo Abdussamatov: elaborato in un laboratorio di «periferia», alieno all’esposizione ai media, è destinato a inquietare un’umanità già distratta da un sovraccarico di problemi. Nel 2014 – è la previsione – inizierà una nuova glaciazione e il macigno delle controversie sul riscaldamento globale si sbriciolerà, anche se – ha aggiunto il professore davanti alla crema internazionale dei climatologi riunita a Chicago – il mondo non ha nulla di cui rallegrarsi. Quando il Pianeta si raffredda, i disastri sono peggiori di quando si riscalda. Pochi, oggi, sono disposti a sostenere che l’effetto serra racchiuda interrogativi da svelare e misteri da affrontare. Dagli scienziati-militanti – come Charles Hansen – ai politici-testimonial – Al Gore – il fronte dei catastrofisti è vasto, nonostante i recenti scandali su una serie di errori di calcolo, per esempio sulla rapidità dello scioglimento dei ghiacci himalayani. Eppure i critici, che sono tutt’altro rispetto ai negazionisti ottusi, aumentano: Abdussamatov è uno di questi coraggiosi, impermeabili al «mainstream» delle certezze. Ascoltatelo su YouTube, durante la conferenza sul «Climate Change» dell’Heartland Institute di Chicago (si è conclusa il 17 maggio). Superate le asperità di un inglese faticosamente declamato, scoprirete la sua scomoda verità.

Vicino alla prova definitiva

Direttore del dipartimento di ricerca spaziale all’osservatorio astronomico Pulkovo di San Pietroburgo e responsabile del progetto «Astrometria» condotto a bordo del segmento russo della Stazione orbitante ISS, è convinto di essere vicino alla prova definitiva. L’effetto serra esiste, ma non è la conseguenza dei gas che continuiamo a sparare nell’atmosfera: chi lega l’uno con gli altri in un soffocante abbraccio di causa-effetto prende una cantonata. Il colpevole è il Sole, o meglio la potenza della sua irradiazione, che nell’ultimo secolo è cresciuta in modo abnorme, ma che ora ha imboccato una precipitosa curva discendente. Così, mentre ci si affanna a disegnare torbidi scenari a +1 o +2 gradi, fino all’annunciato disastro finale dei +6, saremmo sulla soglia del fenomeno opposto, una replica della «Piccola Era Glaciale» che colpì l’emisfero settentrionale tra metà del Seicento e metà dell’Ottocento. La diminuzione delle macchie solari – ha spiegato Abdussamatov – rivela che l’attività della nostra stella è già nella fase «minima» e, di conseguenza, stiamo per assistere a «un crollo globale delle temperature terrestri». Se poi «"Astrometria" sarà sviluppato in tempo, non soltanto avremo una previsione esatta della durata della nuova glaciazione, ma potremo anche capire i meccanismi delle variazioni cicliche all’interno del Sole e le conseguenze globali sulla Terra».

Storia contraddittoria

L’irrequieta storia – tuttora controversa – delle metamorfosi climatiche non ha quindi nulla a che fare con la presenza (e i danni) della specie Sapiens. E il professore russo non è l’unico a pensarla così. Una delle sue ultime ricerche è stata inserita a pagina 140 del corposo «report» del Senato di Washington, in cui appaiono le analisi di 700 scienziati di tutto il mondo che escludono l’origine antropogenica del «global warming». I climatologi «classici» – dice l’astrofisico – sarebbero prigionieri di un cortocircuito temporale. Scambiano il passato con il presente. «L’evento solare più significativo del XX secolo è stato l’aumento, straordinariamente elevato e prolungato, della sua energia irradiata», ma questo «boom» è ormai alle spalle. «Nell’ultimo decennio, infatti, le temperature globali sulla Terra non sono affatto cresciute. Il riscaldamento si è interrotto», dopo il picco rilevato tra 1998 e 2005, «indipendentemente dai volumi delle emissioni dei Paesi avanzati». Chi vuole una controprova può rivolgersi a Marte. Qui l’uomo non ha messo piede, se non con gli ecologici robottini a batterie solari, eppure anche a oltre 55 milioni di chilometri da noi l’effetto serra – secondo le misurazioni di Abdussamatov – ha colpito, riducendo progressivamente le distese ghiacciate del Polo Sud. E’ sempre la stessa vampata solare, quella che ci ha «arrostito» e ci fa tanto preoccupare. Mentre si discute sui protocolli anti-gas serra, lo scienziato controcorrente suggerisce di prepararsi al Grande Freddo, non al Grande Caldo. Ci sono ancora 42 mesi per capire se ha ragione.

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Redazione - http://www.cosenzameteo.it/?p=1078

apr
19

…ma non permanenti".

L’eruzione dell’Eyjafjallajkull in Islanda non provoca solo danni al traffico aereo ma "potranno esserci anche effetti rilevabili sul sistema climatico".

Effetti che potranno essere "stimati solo quando sara’ terminata l’eruzione" ma che comunque non saranno "permanenti sulle attuali tendenze al riscaldamento globale del pianeta".

Insomma si trattera’ di "un evento circoscritto nel tempo" la cui portata "e’ ancora da determinare". A rilevare lo scenario sono gli esperti di clima dell’Enea che stanno guardando con la massima attenzione alle conseguenze che l’eruzione del vulcano sotto il ghiacciaio Eyjafjallajkull in Islanda potrebbe provocare al clima gia’ in crisi del nostro pianeta. Uno scenario ben fotografato dal Physical Sciences Division, Earth System Research Laboratory, Noaa, Boulder, Colorado, che ha messo nero su bianco la mappa di come si e’ manifestata la circolazione atmosferica sul Nord Atlantico e sull’Europa del 14 aprile scorso, giorno in cui il potente vulcano sotto i ghiacci dell’Islanda e’ diventato una star sui media di tutto il mondo a cuasa della sua eruzione che ha sconvolto il trasporto aereo di interi Paesi nel mondo. "L’eruzione dell’Eyjafjallajokull del 14 aprile -spiegano gli esperti del clima dell’Enea- ha proiettato in atmosfera ad una quota di 4-5 chilometri una massa calda di polveri e gas". "Contemporaneamente, -proseguono- un nucleo di alta pressione al largo delle coste irlandesi, accoppiato ad una bassa pressione sulle Azzorre, formava una configurazione della circolazione atmosferica nota ai meteorologi con il nome di blocco atlantico". E per i ricercatori dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile "questa configurazione, caratterizzata da venti intensi da Nord sull’Europa, e’ in grado di persistere per diversi giorni". E non solo. "Il blocco atlantico -spiegano- ha trasportato rapidamente la nube di polvere verso l’Europa dove la nube ha trovato le condizioni ideali per disperdersi sul continente". Un evento che provoca alti rischi per la circolazione aerea come registrato in altre eruzioni vulcaniche.

"Come gia’ accaduto nel caso del vulcano El Chichon nell’aprile 1982, l’eruzione nell’Islanda sta causando gravi danni al traffico aereo. Per l’eruzione dell’Eyjafjallajokull -spiegano ancora gli scienziati dell’Enea- la situazione e’ aggravata dal fatto che la nube intercetta gran parte delle rotte polari fra Europa e America del Nord". Ma non sono solo i rischi sul traffico aereo a tenere in allerta i ricercatori. Oltre alle conseguenze sul traffico aereo, infatti, per gli scienziati "potranno esserci effetti rilevabili anche sul sistema climatico". "Le polveri e l’anidride carbonica prodotte dalle eruzioni vulcaniche -sottolineano- generano effetti contrastanti sulla temperatura. L’aumento di anidride carbonica, inoltre, tenderebbe ad aumentare temporaneamente l’intensita’ dell’effetto serra". "Tuttavia -aggiungono- l’effetto di gran lunga piu’ rilevante e’ quello dovuto alle polveri. Perche’ a seconda della consistenza e del tipo di eruzione, la nube vulcanica forma uno strato di polveri che puo’ arrivare a rivestire tutta l’atmosfera terrestre". "Questo strato -continuano i ricercatori dell’Enea- funziona da schermo e da specchio per la radiazione solare provocando un importante riscaldamento della stratosfera, cioe’ sopra la nube, e un raffreddamento dei bassi strati dell’atmosfera, sotto la nube. Le conseguenze di un’eruzione particolarmente ricca di composti attivi dal punto di vista dell’interazione con la radiazione solare, i solfati, vengono pero’ osservate solitamente durante i due anni successivi all’evento".

Gli esperti dell’Enea, quindi, sottolineano che "il riscaldamento della stratosfera puo’ superare, come nel caso dell’eruzione del Pinatubo nel Giugno 1991, gli 0.5°C a scala planetaria con conseguente impatto su tutta la circolazione atmosferica". Ma il fenomeno non si limita qui. "Nella bassa atmosfera le conseguenze delle eruzioni sull’abbassamento delle temperature globali -affermano i ricercatori- sono meno evidenti anche se nel passato si sono verificati casi eccezionali". E’ il caso dell’eruzione dell’aprile 1815 del Monte Tambora, in Indonesia, che provoco’ un tale abbassamento della temperatura da trasformare il 1816 in un anno senza estate. "Tuttavia, -assicurano gli esperti del clima dell’Enea- la Piccola Era Glaciale, un lungo periodo di basse temperature sull’Europa culminato intorno al 1600, stava per terminare e, nonostante il Tambora, la tendenza al riscaldamento continuo’ durante gli anni successivi". "Oggi, -spiegano ancora- la fine della Piccola Era Glaciale si fa convenzionalmente risalire al 1850 e il riscaldamento del pianeta non si e’ arrestato. I modelli numerici utilizzati per le previsioni climatiche sono molto sensibili a questo tipo di eventi. Ma solo quando sara’ terminata l’eruzione, si potranno eseguire stime quantitative delle sue conseguenze sul sistema climatico". Quindi per gli esperti dell’Enea bisogna aspettare per avere risposte concrete. "Non si trattera’ comunque -concludono- di un effetto permanente sulle attuali tendenze al riscaldamento globale, ma di un evento circoscritto nel tempo la cui portata e’ ancora da determinare".Il vulcano situato sotto il ghiacciaio Eyjafjallajokul, nel sud ovest dell’Islanda, e’ entrato in attivita’, per la prima volta dal 1821, il 20 marzo scorso, poi mercoledi’ 14 aprile e’ avvenuta la seconda eruzione che ha causato lo scioglimento del ghiacciaio e gravi inondazioni in tutta la regione. (Adnkronos)

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Redazione - http://www.cosenzameteo.it/?p=892

mar
10

Classico episodio da "cuscino" nella Valle del Crati avvenuto grazie alla particolare disposizione delle correnti al suolo ed in quota. Analizziamo nel dettaglio le dinamiche che generano questo fenomeno.

Ecco una foto della vallata che ospita Rogliano scattata alle ore 13:00 del giorno in questione, che utilizzeremo per agevolare ai lettori che approcciano per la prima volta questi argomenti.

 

 

L'area evidenziata in BLU è ciò che in gergo viene definito cuscino, ovvero uno strato di aria fredda rimasta intrappolata nella valle e creatasi nella notte tra l'8 ed il 9. La domanda che molti si pongono è "come si forma questo fenomeno"? Bene, iniziamo col dire che l'aria calda ha un "peso" minore rispetto all'aria fredda, quindi per chiare evidenze fisiche l'aria fredda tende ad rimanere in basso mentre l'aria calda tende a salire…..situazione alquanto strana rispetto alle usuali giornate che viviamo, ma che sarebbe la normalità se non ci fossero le correnti a rimescolare le masse d'aria. Il cuscino di giorno 9 si è creato proprio per le particolari condizioni che erano presenti ovvero cielo stellato e quindi nessuna fonte di calore a raffreddare l'ambiente (sole) e un altro aiutino dato dalla neve presente sulle colline circostanti che ha amplificato il fenomeno di raffreddamento grazie all'irraggiamento notturno. Inoltre la quasi totale assenza di vento e la copertura fornita dalla valle con le correnti che spiravano da sud est hanno favorito il normale assestamento delle masse d'aria con il freddo in ristagnamento a valle e l'aria calda in quota (inversione termica). 

La generazione del cuscino è durata circa 8 ore, e proprio questo ristagnamento ha favorito anche un aumento dell'umidità a valle, fornendo una sorta di ulteriore protezione al cuscino e ha favorito l'omotermia fino ai 650mt….un vero e proprio microclima autorigenerante.

In quota invece la presenza di un debole scirocco(area evidenziata in ROSSO), non sufficiente a sfaldare la colonna d'aria, ha letteralmente fatto schizzare al rialzo le temperature. Proprio il caldo presente in quota ha iniziato a "scivolare" sullo strato superiore del cuscino generando dei contrasti precipitativi anche di forte intensità (area evidenziata in BIANCO) ed assolutamente non legati in nessun modo con la reale copertura nuvolosa sterile prevista il giorno prima. Ne è prova la totale assenza di fenomeni dai 900mt in su.

Come già evidenziato da alcuni utenti sul forum, il Microclima della Valle del Crati dovrebbe essere studiato attentamente, vista soprattutto la posizione geografica in cui è situata, capace di creare una fioccata coreografica ed in alcune zone anche accumuli con appena 5° gradi presenti alla quota di 850hPa.

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Redazione - http://www.cosenzameteo.it/?p=566

feb
17

Ecco la risposta con un prezioso reportage.

Per risolvere l’arcano, nelle pagine che seguono sono mostrate, per un confronto diretto, alcune foto scattate l’11 marzo 2005 (proprio all’epilogo di quell’impressionante treno di pertubazioni di origine artica che hanno sepolto, sin dalla fine di dicembre 2004, l’altopiano Silano) e il 15 febbraio 2010.

MOCCONE

11 marzo 2005:

15 febbraio 2010:

VERSO FAGO DEL SOLDATO

11 marzo 2005:

15 febbraio 2010:

STAZIONE DI MOCCONE

11 marzo 2005:

15 febbraio 2010:

Insomma, analizzando queste poche foto, sembra che lo spessore del manto nevoso del marzo 2005 sia, anche se non di molto, superiore a quello di quest’anno.

A questo punto, amarcord, eccovi altre foto di quell’indimenticabile annata:

VERSO MONTE SCURO

MONTE SCURO (monumento del poeta Misasi)

…e, giusto per farvi capire l'altezza del monumento, ecco uno scatto del maggio 2005:

 

 

Per il prezioso documento la Redazione ringrazia l'utente Fabio Zimbo.

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Redazione - http://www.cosenzameteo.it/?p=302

feb
13

Ondata gelida vecchio stile con neve copiosa e temperature rigide. Isolati molti comuni della PreSila, soprattutto nelle zone interne con accumuli di 80-90cm a partire dai 1100mt . Valle del Savuto e zona pedomontana del Pollino interessate da accumuli a partire dai 250-300mt. Neve anche sulla Catena Costiera con accumuli a partire dai 400mt, e neve mista pioggia segnalata ad Amantea e Paola. Neve furiosa in Sila che continuerà fino a lunedì. Unica delusa Cosenza che non ha visto accumuli nonostante l'accenno di neve avvenuto più volte nella giornata…vediamo il perchè…

Non accadeva da circa 25 anni!!!

La Rodanata con la R maiuscola che ha imperversato nel Mediterraneo portando freddo e neve a Roma e Napoli, non si è fatta attendere anche sulla Nostra Provincia. Come detto in precedenza l'episodio è stato di rilievo arrecando molti disagi nei comuni della PreSila, della Catena Costiera e della Pedomontana del Massiccio del Pollino. Ecco due foto, rispettivamente della vallata del Savuto e dei Comuni dell'area di Castrovillari, che dimostrano l'eccezionalità dell'evento con accumuli a partire dai 200mt.

Accumuli che, purtroppo, hanno incredibilmente saltato la valle del Crati, regalando solo diversi rovesci a carattere nevoso.

Vediamo i problemi che non hanno permesso l'arrivo della dama per i meteo appassionati Cosentini.

La figura a sinistra mostra l'evoluzione del nocciolo gelido alla quota di 500 hPa. Come da previsione l'entrata del cuore principale è avvenuta a mezzanotte circa, coadiuvata da una -4° a 850hPa.

Dal punto di vista termico dunque i presupposti per la discesa della dama sono stati rispettati.

Anche dal punto di vista precipitativo tutto è filato liscio con episodi abbondanti ed a tratti anche molto intensi.

 

 

 

 

La "colpa" di tutto ciò sembra sia da attribuire esclusivamente alle correnti.

Infatti se al mattino con ventilazione debole e termiche di -1°C a 850hPa e -31°C a 500hPa nella Valle del Crati, come previsto, si era creata una colonna d'aria tale da permettere la discesa di fiocchi fino in pianura, ciò non è avvenuto in serata nonostante la quantità maggiore di freddo in quota. Nel tardo pomeriggio, infatti, quando era atteso, oltre alla diminuzione termica, un cambio della ventilazione al suolo da SW ad W — NW, la formazione di un minimo barico, non previsto da nessun centro di calcolo, nei pressi dell'alta Calabria (Praia low) non ha permesso tale cambiamento (nella figura affianco potete notare quello previsto NW e quello che realmente è accaduto, SW).

 

 

Così le intense correnti di SW attivatesi, all'impatto con la Catena Costiera, assumevano nel versante interno carattere favonico, non permettendo una regolare discesa della temperatura. Ecco, quindi, che sul versante marino la neve è scesa fino a 100-200m s.l.m., mentre, invece, nella Valle del Crati non ha fatto una "regolare" comparsa sotto i 400m.

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Redazione - http://www.cosenzameteo.it/?p=269

feb
03

...un mese sostanzialmente normale.

  • PRIMA DECADE:

L'inizio del mese è stato caratterizzato da temperature miti per il periodo (circa 3°C sopra la media del periodo). Si sono alternate giornate giornate serene a giorni di pioggia (1-2-3-6-8-9). La neve ha latitato sia in pianura che sui monti cadendo sempre solo sopra i 1200m.

  • SECONDA DECADE:

La seconda decade è partita all'insegna di maltempo e temperature in brusco calo, con la comparsa della neve localmente fino a 600m. Per il resto si sono susseguite giornate all'insegna di nubi, nebbie e temperature fresche, anche sotto la media del periodo.

  • TERZA DECADE:

La parte finale del mese è stata la più dinamica. Si sono avute nevicate, anche fino a 600m, con rovesci di neve mista a pioggia anche a Cosenza (giorno 21). Proprio le nevicate sono risultate copiose sui rilievi Silani dove, sulle cime, si sono superati i 100cm al suolo. Le precipitazioni si sono rilevate abbondanti, specie nelle zone Tirreniche (che hanno chiuso il mese in forte surplus idrico). Le temperature sono state costantemente fredde con numerose gelate mattutine nelle zone interne.

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Redazione - http://www.cosenzameteo.it/?p=214

mar
09

I fronti sono stati storicamente divisi secondo la classificazione del meteorologo svedese Tor Bergeron. Secondo tale criterio, esistono generalmente due tipi di dinamica frontale (a prescindere dal fatto che si parli di fronte freddo o caldo): l’anafront e il katafront. Nel primo caso (il più…

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Michele Salmi - http://www.meteowebcam.it/index.php?page=analisi